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Vomito Negro – Fall of an Empire | Review by Metallus

Dopo una vera resurrezione, avvenuta in occasione dell’ottimo “Skull & Bones” (2010), un nuovo capitolo discografico dei veterani Vomito Negro era senza dubbio atteso con ansia dagli estimatori della musica elettronica e in particolare di un act che trova le sue origini nei primi anni’80. Citati come fonte di influenza da numerose band posteriori, i Vomito Negro tornano oggi sul mercato discografico con “Fall Of An Empire”, album introdotto da una cover altamente simbolica e come sempre supportato da liriche che guardano con crudezza alla realtà che ci circonda.

Notiamo come l’album, nel suo incedere che spesso diventa minimale e ritualistico, risenta in modo incisivo dell’esperienza solista del deus ex machina Gin Devo in occasione dell’album “Errata”, di cui sono in parte ricalcate le marce soffuse e quadrate, le quali eludono sempre e comunque un’eccessiva ripetitività. Ed ecco che l’incipit “Enemy Of The State” si figura subito come un brano ricercato, dalla base penetrante e arricchito dalle harsh vocals sibilanti del protagonista.

Un bel distacco se invece ascoltiamo la successiva “Tape X”, criptica, martellante ma con ritmi più fruibili. Insieme a “Emerging Souls”, rarefatta e delicata, i Vomito Negro mostrano di saper venire incontro anche alle esigenze del clubbing, mostrando tutte le carte per confermarsi una band assolutamente rispettata presso questa fascia di pubblico. Notiamo come i nostri ricorrano spesso a un minimalismo elettronico, da vedersi in tracce come “Factory Child”, “Power On Demand” e la lunga canzone finale che da il titolo all’album, episodi che si dipanano attraverso delle strutture minimali, con ritmi ripetuti che danno ai brani una struttura onirica ed ossessiva ma non di immediata comprensione.

La parte centrale di “Fall Of An Empire”, sembra invece fare fronte al bisogno di anarchia. I brani, pur dall’incedere lento e solfureo, combinano beats di varia natura e intensità a suoni distanti e misteriosi, echi, cori e parti narrate, rendendo la loro natura sfuggente, ricondotta all’ordine solo dal denominatore comune offerto dalla voce, ancora un sibilo di rabbia. Pur non distanziandosi da quanto di buono messo in luce dal suo predecessore e dall’EP “Slave Nation”, Fall Of An Empire è un album di ottima fattura, conferma dell’importanza di questo act all’interno del panorama della musica elettronica.

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