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Impakt! – Imperia | Review by Vox Empirea

L’allineamento di quest’ottima electro-band finlandese alla schiera di artisti appartenenti alla EK Product rimarca quanto l’etichetta campana sia scrupolosa nel selezionare i propri reclutati tenendo imprescindibilmente conto del fattore qualitativo del sound-system e dell’effettiva potenzialità degli artisti coinvolti. Questi connotati sono attribuibili agli Impakt! personificati da tre elementi: Petja Valasvaara, noto soprattutto come Vince (machines) il quale con Pasi Janhunen costituì dalla seconda metà degli anni ’80 il progetto electro-synthpop denominato Advanced Art estintosi nel 1995, in associazione a Sam (vox) e PW (percussions).

La piattaforma rivendica la propria fondazione molti anni addietro rispetto al suo ufficiale ricomponimento avvenuto nel 2010: infatti tre protagonisti, all’epoca studenti, si conobbero nel citato 1985 condividendo la passione verso il suono industrial-sperimentale ma intraprendendo in seguito ognuno un percorso musicale basato sulle proprie inclinazioni. Furono questi i presupposti per i quali Vince optò per il formulario elettronico proposto dagli Advanced Art, diversamente dalla scelta adottata da Sam e PW entrambi orientati verso una particolare miscela tra rock e Irish music.

Le strade di Vince e PW si incontrarono nuovamente nel 1993 rispondendo quest’ultimo all’appello inerente la ricerca di un live-drummer rivolto dagli Advanced Art, evento che permise la temporanea riunione tra i due musicisti conclusasi nel 1996 con la dissociazione del progetto. Trascorse un lungo periodo durante il quale PW e Sam avviarono congiuntamente un nuovo tragitto artistico presso altre bands finlandesi, mentre lo stesso Vince preferì dedicarsi privatamente al songwriting.

L’anno 2010 siglò di fatto la rinnovata convergenza dei tre nel progetto unitario oggi trattato da Vox Empirea il cui nome è Impakt!, realizzatore di questo magnifico debut-album che segnalo doverosamente ai seguaci dell’electro di razza evoluta: “”Imperia” ostenta un atteggiamento tecnologicamente dance mediante simmetrici innesti di drum-programming, vocals dosati ed impostati con navigata strategia unitamente a mirati apporti di synth, il tutto condensato in una tracklist enumerante nove brani in aggiunta a tre bonus remixes affidati ai progetti Autodafeh, Retrogramme e Grandchaos.

L’episodio di partenza è “Coil Around Your Soul” le cui opache procedure introduttive cedono spazio ad uno sviluppo palesemente electro-dance e strutturato da catturanti formule vocali che aumentano in misura esponenziale la presa dell’impianto ritmico mid-tempo. “Tie Your Wings Down” è considerabile come una traccia di eccellenza nell’intera title-track per la sua stupefacente proprietà attrattiva espressa dall’incalzante schema percussivo durante il quale la drum-machine scandisce il tempo parallelamente ai vocals di Sam interpretabili come un’inevitabile esortazione alla danza, identicamente alla la successiva “October Rust” la quale addiziona al cartesiano rigore del drum-programming coinvolgenti sezioni di canto e tatticismi elettronici dalla mordacità accertata. Si giunge quindi a “Coming Down With Fire”, electro-song accelerata da meccaniche propulsioni ritmiche quale supporto a vocals aperti ed ampi respiri di synth. Al contrario, nella seguente “No Refuge From A Memory” predominano formule elettroniche orientate verso la malinconia, sonorità delineate da corpose ondate tastieristiche ed un minimale regime percussivo simultaneamente alle intonazioni di Sam che diffondono liriche colme di mestizia e dal refrain emozionale. “Your Cleansing Love” riprogramma il sound-mood calibrandolo nuovamente verso danzabili traiettorie circoscritte dalle pulsazioni del drum-programming in combinazione all’incitante atteggiamento del canto, così come la successiva “Shameless” recupera nostalgie vocali screziate di disperazione ora introdotte tra un electro-drumming martellante entro cui si alternano attimi di autentica passionalità canora a placide interpause. L’allestimento relativo a “We Own The Night” propone a sua volta un veloce electro-drumming su cui si incardinano perfettamente i vocals di Sam ed i flussi del synth, elementi anticipanti la seguente “For Our Lost Empire” dal cui nucleo sgorga una concatenazione percussiva che tratteggia la seduzione del canto e gli abbellimenti elettronici mediante il dinamismo di bpm dance-minded. Il progetto EBM-electro svedese costituito da Anders Olsson, Jesper Nilsson e Mika Rossi denominato Autodafeh rielabora il concetto di “October Rust”, primo remix della successione, addizionando ad esso cicli percussivi rivolti alle piste e misurate decorazioni elettroniche di sostegno. Si prosegue con la nuova fisionomia electro-trance di “For Our Lost Empire” architettata dai Retrogramme, disegno stilisticamente polifunzionale nelle aree electronic-IDM-synthpop-darkwave originario di Washington composto da Rob Early, Nikk Allen e Dmitry Pavlovsky. Il comparto ritmico appartenente alla conclusiva “We Own The Night” viene interamente snellito nella rielaborazione ideata da Grandchaos, solo-project belga di natura dark-electro impersonato da Tcheleskov Ivanovitch, il quale riprocessa la traccia disidratandone le forme rendendole maggiormente nervose e scattanti.

Gli Impakt! dimostrano di possedere autorevolezza ed un ragguardevole senso dell’elettronica, particolarità che fanno della band un orgoglio ed insieme una promessa da parte della label EK Product. I tecnicismi impiegati nell’edificazione del disco sono di prim’ordine, i vocals si espandono vividamente nelle musiche emulsionandosi perfettamente alle melodie ed al ritmo generato dalle macchine. Un ottimo debutto che si farà apprezzare dalla vasta platea di estimatori del genere. Codice d’accesso: “Imperia”. Effetto: electro-inebriamento garantito. Fine del messaggio_

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