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Di*ove – Di*ode | Review by Darkroom magazine

Che l’agguerrita label campana EK Product sia determinatissima nel supportare le derive più retrò dell’EBM non è certo un segreto, così come non lo è il fatto che una delle scene preferite di questa significativa realtà del panorama discografico nazionale sia quella belga, sia per quanto attiene alla sua storia che per quanto concerne le nuove leve. E dal Belgio proviene questo duo dal curioso monicker, formato da Lukk e Manchiniste, entrambi non alle prime armi e già autori di un paio di EP (uno autoprodotto in CD e l’altro in formato download, realizzati fra il 2009 e il 2010).

Più che rifarsi pedissequamente ai colossi EBM del passato, a partire dai loro più illustri e famosi connazionali Front 242 (autentico faro di svariati progetti di casa EK Product), i Nostri preferiscono esprimersi attraverso un minimalismo elettronico che della electro body music conserva giusto certa fisicità dettata dalle bassline, puntando molto su di una voce tutt’altro che usuale e più intrigante rispetto alla ‘nostalgica’ concorrenza, sullo sfondo di una produzione in linea con la vecchia scuola.

Abili costruttori di strutture interessanti, i belgi scelgono di non puntare tutto sull’impatto come troppi altri colleghi amano fare, concetto che il sornione incipit “Understöen” chiarisce subito, specificando come il suono di DI*ove sia tanto scarno quanto algido. Le incalzanti bassline esaltano il groove di momenti adeguatamente tesi come “Mayday” e “Gaze”, laddove la presenza di Lady Funk garantisce il giusto tocco di gelida sensualità alla scura “ADT”; più cerebrali della media, i Nostri sanno però farsi duri e taglienti (“Addictions”, assieme al veterano Plastic Noise Experience), quando non addirittura crudi e diretti (la conclusiva “Never!”). Se “What The Fuck” (con Mad Woowoo) e “Clinically Dead” garantiscono ritmo, groove e fisicità, è però la poderosa ed intensa “I Need More” a guadagnarsi la palma di miglior brano del disco, grazie al carisma messo in campo sapientemente dal duo. Di act che guardano con amore e devozione ai fasti passati dell’EBM/electro ce ne sono molti, ma i più rincorrono sempre i soliti Front 242, Nitzer Ebb e DAF, mentre sono molti meno quelli che tentano vie meno scontate come quella scelta dai DI*ode: diamogliene merito, consigliando l’ascolto a chi ai modernismi debordanti preferisce sempre e comunque la vecchia scuola.

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