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Combat Voice – Geopolitics Whispers & Agony | Review by Flux webzine

Siamo giunti al termine di un anno ricco di uscite interessanti, qualcuna più qualcuna meno, ma di certo non si può dire che non si sia ascoltata EBM old school di qualità. Oltre ad essere stato l’anno delle grandi uscite minimaliste, è stato anche l’anno delle novità in ambito body music, novità che, però, più che guardare all’harsh e alla techno, partono dalle origini per sviluppare un suono forse non nuovo ma moderno, ben prodotto, in cui riecheggia sempre lo spettro dei grandi del passato, primi fra tutti i Front 242. Paragone obbligato e fatto mille volte, con questa mille e una, non sarà un caso che uno dei brani sia stato remixato dal guru Patrick Codenys, per l’appunto.

Premesso che non siamo di fronte a delle copie ma, magari, alla presa in prestito di un approccio diretto, contraddistinto da ritmiche marziali, da voce chiara e declamatoria e da melodie glaciali, da titoli in latino e da un sampling di contorno, avrete presto capito che stiamo parlando di un gran disco della vecchia scuola, suonato da due belgi che tutto sono tranne che nuove leve, non importa che il loro primo disco come Combat voice sia uscito nel recente 2011. Geopolitics Whispers & Agony è un lavoro molto attuale, anche dal punto di vista tematico.

Soffermiamoci un attimo sul passato dei nostri per comprendere al meglio la loro formula. Richard Guillaume è attivo dal 1991 e collezionò progetti come Combat Noise e Simplicity, remixando, in seguito, artisti come Vuduvox, gli storici Void Kampf e gli ALT-G, prima di lavorare con i Nadaboys e con i Brain Sektor (insieme a J3 degli à;Grumh). Ecco dove si era già ascoltato questo sound: proprio sul lavoro dei Brain Sektor, uscito l’anno scorso. Anche in quel caso si parlò di una formula particolarmente vecchia scuola qualitativamente notevole. Bernard Feron, invece, fu il cantante dei MED, scioltisi nel 2012, e fece parte dei The Face oltre che dei MAAN e, durante gli anni ’80, dello storico act dark electro Fuze Box Machine, famosi per essere legati agli altrettanto storici !Aïboforcen.

Ecco quindi svelato il perchè, nonostante la grande esperienza, il duo non abbia perso un colpo e, anche qui, continui a proporre brani gelidi come lastre di ghiaccio. Non ci troviamo certo di fronte ad un album monolitico, anzi, ma che sa quello che vuole e che, in dieci brani più un remix e una versione alternative di un “vecchio” brano, cerca di esprimerlo facendo leva sul principio del battere il ferro finchè è caldo. Via libera quindi a sfuriate EBM nordeuropee dal sapore retro contraddistinte dal cantato baritonale di Bernard che illustra trame geopolitiche con una particolare attenzione al sistema capitalistico (come in Geopolitics) e al Nuovo Ordine Mondiale (come in N.W.O, appunto) e dal songwriting diretto e immediato di Richard che non sbaglia un colpo. Anche le sue backing vocals ricordano la performance nei Brain sektor, che contribuiscono a dare forza ancora maggiore ai brani.

Inutile soffermarsi particolarmente su singoli brani tanto il lavoro si muove con marzialità verso l’obbiettivo: ritmiche 4 / 4 marziali e dirette su cui si stagliano i motivi melodici e le vocals che sovrastano la ritmica della drum machine, relegando quest’ultima ad un ruolo di solo supporto. La ritmica viene messa più in evidenza in episodi come “Whispers and Agony” e “Jekyll Island”, in cui il groove riveste un ruolo più importante. Rispetto alla prima, nella seconda parte del disco si sperimenta di più, seppur sempre all’interno dei confini del genere, con le soluzioni ritmiche e con le loro alterazioni come in “Mens Sana in Corpore Sano”, mentre il 4 / 4 viene manipolato in un brano riflessivo e avvincente come la conclusiva “The End is The Beginning”, caratterizzato da un mid tempo molto interessante. “Under the Black Sky” e “Overcoding Reality” lasciano l’acceleratore per lavorare su ritmi più lenti ma altrettanto d’effetto. Il lavoro è chiuso da un remix e da una versione alternativa. Il remix, di cui abbiamo già parlato, da parte di Codenys, riflette a pieno i gusti dei pionieri belgi, alterandone suoni e ritmiche, mentre “The Devil Way” viene riletta in chiave alternative. Si tratta di un episodio risalente al loro debutto del 2011, quest’ultimo più melodico e pianistico.

In definitiva, Geopolitics Whispers & Agony dei Combat Voice è un lavoro attuale che guarda ampiamente al passato ma che non ne copia la lezione, forse non perfetto dal punto di vista della produzione, non particolarmente innovativo (ma non vuole esserlo), ma particolarmente – questo sì – onesto e caratterizzato da una ottima varietà di approcci, pur rimanendo sempre all’interno del genere old school EBM. Un disco da non sottovalutare assolutamente. Che l’assalto abbia inizio!

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