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Combat Voice – Chaotic Universe | Review by Darkroom magazine

Fondato nel 2010 e con all’attivo il full-length d’esordio “The Last Flow” (2011), il duo belga composto da Bernard Feron (voce) e Richard Guillaume (musiche) non è certo un act pienamente definibile come ‘newcomer’ nella scena, dal momento che i due sono stati coinvolti sin da fine anni ’80/inizio anni ’90 in progetti quali Combat Noise, Simplicity, Maan e Fuze Box Machine, oltre ad avventure più recenti come i disciolti Mono Electronic Density di cui Bernard era il frontman. Nati in un Paese che tanto ha dato alla prima ondata EBM (a partire da quei Front 242 che rappresentano l’influenza primaria per Combat Voice), i Nostri non potevano che rifarsi a quel sound che negli anni ’80 ha cambiato profondamente le sorti dell’elettronica alternativa a tinte scure, come già dimostrato col primo album rilasciato per la Digital Density Records. Ora il duo torna sulle scene con l’atteso seguito, stavolta sotto l’ala protettrice dell’agguerrita etichetta campana EK Product (sempre più encomiabile nell’allestimento di un roster di buon livello), mantenendo le coordinate sonore già mostrate due anni or sono, ma migliorando sia nella resa sonora che nel songwriting. L’EBM proposta dal duo, sempre rigorosamente in linea coi dettami della scuola dei Front 242, mantiene intatte le proprie caratteristiche di cupa e minacciosa freddezza, ma la più nitida e corposa produzione permette ai vari brani di compiere un concreto salto di qualità. Il risultato è un lavoro più compatto e scorrevole, dalla ruvidità dell’opener “Project X” sino all’oscurità delle trame della finale “Death Melody”, passando per tutta una serie di episodi dove non mancano tanto l’incisività quanto il piglio ritmato. Che si tratti dell’ansiogena e tesa “The Red Line”, piuttosto che di momenti quali la scattante “Absolute Mind Control” o di frangenti più danceable come la dinamica “Physical Damage” o la solida “Industrial World”, ciò che traspare è la padronanza del genere da parte del duo, che sa piazzare qualche colpo dove non sono solo i muscoli a dominare, come nella misteriosa e sospesa title-track, senza dubbio fra i pezzi più intriganti dell’intero lotto. Servirà di certo più coraggio per sconvolgere la scena (ammesso che ai due interessi la cosa), ma i buoni passi in avanti compiuti dai Combat Voice valgono senza dubbio una sufficienza piena e l’attenzione di chi è cresciuto a pane e Front 242.

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